
Nel febbraio del 1958, Bobby Charlton fu uno dei sopravvissuti al disastro aereo di Monaco dove morirono molti dei suoi compagni di squadra e dirigenti del Manchester United, oltre a giornalisti e passeggeri.
In quel periodo Charlton non era ancora un titolare fisso, aveva appena 21 anni. Ma una volta ripresosi dall'incidente, fu buttato nella mischia. Sin da subito dimostrò di essere un predestinato, un giocatore di un altro livello. Il suo impatto fu così decisivo che appena due mesi dopo l'incidente fu convocato in nazionale per giocare contro la Scozia, festeggiando il suo debutto con un gran gol.
Entrò così a far parte del gruppo di calciatori selezionati per sostenere il tour di preparazione alla Coppa del Mondo del 1958, segnando entrambi i gol nella vittoria per 2 a 1 contro il Portogallo. Non erano passati nemmeno quattro mesi dalla tragedia di Monaco.
Per uno strano gioco del destino, la seconda partita del tour era contro la Jugoslavia, e si sarebbe giocata Belgrado, su quello stesso campo dove il Manchester United aveva giocato la partita di Coppa dei Campioni prima del disastro del volo di ritorno.
Il manager della nazionale, Walter Winterbottom, decise di schierare comunque Charlton, confidando nel fatto che lo avrebbe aiutato a esorcizzare il ricordo di quella terrbile trasferta. Ma Charlton non riuscì a brillare quel giorno a Belgrado, come del resto tutta la squadra, che fu battuta 5 a 0 dalla nazionale jugoslava.
Winterbottom decise di lasciare fuori Charlton per la terza partita a Mosca, ma fu invece scelto per giocare la fase finale della Coppa Rimet, come si chiamava allora la Coppa del Mondo.
Le partite del girone contro Unione Sovietica, Austria e Brasile (senza Pelè) finirono tutte in pareggio. Charlton non fu convocato per nessuna delle tre. In vista dello spareggio contro l'Unione Sovietica che valeva un posto nei quarti di finale, la stampa iniziò a spingere affinchè Charlton riprendesse il suo posto in squadra. Una campagna che non scalfì le convinzioni di Winterbottom che schierò in campo una squadra senza il giocatore del Manchester United. Purtroppo per Winterbottom, e per lo sconforto dei tifosi inglesi, il 17 giugno allo stadio Ullevi di Goteborg, un gol di Ilyin a venti minuti dalla fine sancì l'eliminazione dell'Inghilterra. Una sconfitta resa ancora più amara dal fatto che, invece, il Galles era riuscito a passare il turno ai danni dell'Ungheria.
Il giorno dopo, ovviamente, i giornali si scatenarono contro Winterbottom, pretendendo di sapere perché Charlton non fosse stato schierato. Il manager della nazionale fu bombardato da questa domanda in tutte le conferenze stampa e, di fatto, ovunque andasse.
Winterbottom era diventato il manager dell'Inghilterra nel 1946. Era stato lui stesso un giocatore del Manchester United, sia pure per breve tempo, dal 1936 al 1938, fino a quando un problema alla schiena lo costrinse a scegliere di laurearsi al Cornegie College of Physical Education di Leeds e dedicarsi all'insegnamento. Finita la guerra, era stato l'allora segretario della FA, Stanley Rous, poi divenuto presidente della Fifa dal 1963 al 1974, a far nominare Winterbottom come primo direttore degli allenatori della FA, facendogli assumere anche la responsabilità di essere il primo allenatore della nazionale inglese.
In sedici anni ha guidato l'Inghilterra in 139 partite, vincendone 78 e perdendone 28, e alle fasi finali di quattro edizioni della Coppa Rimet, non andando però mai oltre i quarti di finale.
Sebbene avesse responsabilità di allenatore e manager, Winterbottom non ebbe mai il potere di scegliere la rosa della propria squadra, che era invece indicata da un comitato di selezione. Prima dell'arrivo di Alf Ramsey nel 1962, riuscì a convincere la FA che il team manager dovesse avere il controllo esclusivo della selezione. Winterbottom si era anche reso conto che i paesi dell'Europa e del Sud America stavano superando l'Inghilterra e che il calcio inglese dovesse cambiare. Riuscì a creare le squadre Inghilterra B, Under 23 e giovanili fornendo ai giocatori continuità ed esperienza internazionale prima di essere selezionati per la prima squadra.
Tra le sue vittorie più importanti ci furono il 10-0 in trasferta contro il Portogallo nel 1947, il 4-0 in trasferta contro l'Italia nel 1948, il 3-1 in casa contro la Germania Ovest campione del mondo, nel 1954, il 4-2 in casa contro il Brasile nel 1956 e il 9-3 in casa contro la Scozia nel 1961. Dall'altra parte, c'erano le brucianti sconfitte per 2-0 contro la Repubblica d'Irlanda a Goodison Park, quella per 1-0 contro gli USA nella Coppa Rimet del 1950, considerata ancora oggi la macchia più grande nella storia del calcio inglese. Poi, il 6-3 in casa contro l'Ungheria nel 1953, quando l'Inghilterra si considerava superiore al resto del mondo, seguita dalla disfatta nella rivincita in Ungheria per 7 a 1 nel 1954.
Comunque sia, nonostante tutto Winterbottom era comunque considerato il padre del moderno calcio inglese. Qualche tempo dopo la sconfitta di Goteborg, tornò a parlare di quella storia di Charlton che lo aveva perseguitato per tanto tempo.
Dopo il suo ritorno a casa dalla Svezia, era andato a scuola di suo figlio e raccontò al preside come la sua famiglia l'aveva accolto all'aeroporto di Heathrow:
"Quando uscii dalla dogana, vidi mia moglie, mia figlia e mio figlio. Baciai mia moglie e mia figlia, ed entrambe mi dissero 'Bentoranto a casa'. Notai che mio figlio aveva un'aria abbattuta e pensavo che fosse infastidito da tutti quei baci. Così mi avvicinai, allungai la mano e gli dissi: 'Ciao figliolo'. Non prese la mia mano. Mi guardò dritto negli occhi e mi chiese: 'Perchè non hai fatto giocare Bobby Charlton?'.
Winterbottom rimase sorpreso dal fatto che suo figlio gli avesse fatto la stessa domanda di tutti quelli che l'avevano incontrato e intervistato.
"Il preside mi guardò, si fermò un attimo come se stesse pensando a un risposta da darmi e poi mi disse: 'Beh, perchè poi alla fine non fatto giocare Bobby Charlton?'.
Bobby Charlton, dal 1958 al 1970, giocherà 106 partite con la nazionale inglese, segnando 49 reti. Nel 1966 guiderà la anzionale alla conquista della Coppa Rimet e nello stesso anno vincerà il pallone d'oro.
