Davide contro Golia. L’impresa degli Sky Blues.

Wembley, 16 maggio 1987. Finale di FA Cup, di fronte Coventry City e Tottenham. Gli Spurs sono i superfavoriti: è la loro terza finale in sette anni e non ne hanno mai persa una. Il Coventry, invece, è la vittima sacrificale, che gioca la sua prima finale di una coppa nazionale nei 104 anni di storia del club; ma nella loro corsa verso Wembley s’erano abituati a dimostrare che troppi si sbagliavano sul loro conto.

Il Tottenham era stato eliminato in semifinale di Coppa di Lega dall’Arsenal ed era arrivato terzo in campionato. A parte il terzo turno contro il Bolton, il Coventry era arrivato in finale vincendo tutte le partite, inclusa la vittoria sul Manchester Utd, la prima sconfitta in FA Cup di Alex Ferguson.
Dodici giocatori del Tottenham erano titolari delle loro rispettive nazionali; Clive Allen aveva segnato 48 gol in stagione e la squadra aveva una grande esperienza di incontri di alto livello. Prima di quella partita, invece, solo quattro giocatori del Coventry avevano calcato l’erba di Wembley e soltanto Phillips giocava in nazionale.
Insomma, a dar retta alla maggior parte della stampa e della critica, il Coventry partiva già sotto di almeno un gol al fischio d’inizio. La finale, però, si sarebbe giocata su un campo e non sulla carta.
Qualche presagio negativo sul Tottenham fu sottovalutato. Ad un certo punto, s’era parlato di un possibile Double dopo la vittoria in semifinale sul Watford, quando era a 10 punti dalla capolista Everton, con due partite e la trasferta a Goodison Park da giocare. Speranze crollate con quattro sconfitte nelle ultime sette partite. La finale sarebbe stata anche l'ultima presenza di Glenn Hoddle con il Tottenham. Dalle sue dichiarazioni alla vigilia, sembrava che considerasse quella partita più una passarella d’addio che una finale da vincere con la squadra. Nel Tottenham, poi, serpeggiava un po’ di malumore: qualche giocatore insoddisfatto, voci di mercato, contratti da rinnovare e qualche infortunio. Gary Mabbutt, per esempio, aveva il contratto in scadenza ed era anche alle prese con i postumi di un infortunio: s’era rotto una costola contro l'Irlanda del Nord ad aprile, ma aveva continuato a giocare con le infiltrazioni; in aggiunta, un problema di circolazione lo avevano costretto a giocare con una sensazione di intorpidimento al piede
Al contrario, il Coventry stava volando. Imbattuti nelle sette partite precedenti la finale, gli Sky Blues guidati da John Sillett e George Curtis miglioravano gara dopo gara. Ma qualche voce di mercato agitava anche il Coventry. Per la sua stagione, Cyrille Regis aveva attirato le attenzioni di diverse squadre, ma poi finì per rinnovare. La sua prestazione nella finale proverà quanto fosse importante per gli Sky Blues.
Un altro che, in casa Coventry, sembrava destinato a partire era Micky Gynn. Si sentiva poco considerato, e non aveva nascosto il desiderio di andar via e non sperava di giocare la finale, anche se aveva concluso la stagione con tre gol in sette partite. Il titolare Brian Borrows, nell’ultima di campionato contro il Southampton, s’era rotto i legamenti del ginocchio. Due giorni prima della finale era stato ricoverato per essere operato, il che significava che non avrebbe potuto nemmeno essere a Wembley per quello che avrebbe dovuto essere il giorno più importante della sua carriera. Così Gynn si ritrovò titolare, come voleva, ma non come avrebbe voluto.
L’ultimo presagio negativo sul Tottenham accadde nel momento stesso che la squadra entrò in campo, rendendosi ridicola agli occhi del pubblico dello stadio e di quello televisivo. Gli Spurs indossavano la maglia per la stagione successiva. Ma qualcosa non funzionò, e così solo cinque giocatori avevano quella con il marchio dello sponsor Holsten. Imbarazzante per la società e, ovviamente, per lo sponsor.
Poi, la finale iniziò e sembrò confermare i pronostici. Dopo appena due minuti, Clive Allen sfruttava al meglio un cross di Chris Waddle, girando in rete alle spalle del portiere Steve Ogrizovic.
Il Coventry reagiva e soltanto 7 minuti dopo pareggiava. Houchen lanciava Bennett che sfilava via tra Thomas e Hodge, per poi superare Clemence in uscita. Il portiere era reduce da periodo poco fortunato, tanto da essere considerato tra i responsabili della sconfitta in semifinale di Coppa di Lega. Il suo nervosismo si manifestò qualche minuto dopo, quando si lasciò sfuggire un cross di Houchen.
Sembrava non essere in giornata nemmeno il collega Ogrizovic che dopo aver dopo aver tentato un goffo palleggio fuori dai pali, rimetteva il pallone sui piedi di Hoddle, il cui tiro verso la porta vuota veniva salvato da Trevor Peake. A parziale scusante di Ogrizovic il fatto di essere diventato papà solo due giorni prima.
Ristabilito l’equilibrio, dopo diversi tentativi da entrambe le parti, il primo tempo si avviava al termine, con le squadre che davano la sensazione di accontentarsi, per il momento, del pareggio. Ma un fallo inutile di Pickering su Allen portava al secondo gol del Tottenham. La punizione di Hoddle lasciava Ogrizovic nella terra di nessuno, e la palla finiva in rete nel contrasto tra Mabbutt e Kilcline.
Ad inizio ripresa, il Coventry aumentò progressivamente la sua pressione e al 63’ arrivava il meritato pareggio con Houchen e uno dei gol più belli della storia delle finali di FA Cup. Un colpo di testa perfetto in tuffo, su un altrettanto perfetto cross di Bennett. L'uomo che aveva segnato appena 2 gol in campionato aveva di nuovo colpito in Coppa.
Il resto del secondo tempo diventò frenetico. Bennett seminava il panico, Houchen andava vicino al gol con un altro colpo di testa. Kilcline, colpito duro da Mabbutt, doveva lasciare il campo, sostituito da Graham Rodger, mentre Allen si vedeva negare il gol dal piedone di Ogrizovic, che di fatto chiudeva i tempi regolamentari, nei quali s’erano contati 30 tiri verso le due porte. Per la quinta volta nelle ultime sette finali, la FA Cup sarebbe stata assegnata ai supplementari.
Nell’extra-time, Rodger liberava McGrath sulla destra che lasciava partire un cross. Il pallone colpiva il ginocchio di Mabbutt, s’impennava e superava l’incolpevole Clemence, finendo la sua corsa in rete. Il Tottenham accusava il colpo, come un pugile stordito che rimaneva in piedi, ma fisicamente e mentalmente a pezzi. L’entusiasmo del Coventry riuscì ad annullare la reazione degli Spurs fino alla fine dei supplementari.
Sillett aveva sempre creduto nella vittoria del Coventry. La sua squadra aveva consegnato agli annali della FA Cup una storia che aveva tutti gli ingredienti classici della grande impresa sportiva: una squadra data per spacciata, senza superstar, che batteva i favoriti dopo un emozionante rimonta, in una drammatica partita.
Gli Sky Blues festeggiarono nel loro albergo sino alle prime luci del mattino. Il giorno dopo, la squadra andò all’ospedale di Leamington Spa per portare la coppa a Borrows. Centinaia di migliaia di persone attesero in strada il passaggio della squadra sull’autobus scoperto, mentre le campane della cattedrale rintoccavano per la prima volta in oltre cento anni. Un momento di felicità per una città che aveva pesantemente sofferto la recessione dei primi anni Ottanta.
Il commentatore della BBC John Motson definirà la partita del 16 maggio come "la più bella finale di Coppa che io abbia mai avuto il piacere di commentare".

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