
14 maggio 1988. Sotto le torri di Wembley va in scena la 107° finale della FA Cup. La più inattesa e quella dall’esito più inaspettato. Di fronte alla corazzata Liverpool c’è la banda di ragazzi terribili del Wimbledon. Davide contro Golia.
In teoria, non esisteva un pronostico. Il Liverpool aveva da poco vinto il suo 17° titolo nazionale, mentre il Wimbledon appena 11 anni prima giocava nella Southern Football League. Nel 1978 era stato promosso, per la prima volta, nella Fourth Division, prima di conquistare tre promozioni consecutive in appena 4 stagioni. Chi avrebbe scommesso un solo penny sulla vittoria di una squadra che era al suo secondo anno in First Division contro una della più grandi squadre che il calcio britannico avesse mai visto?
Da un parte, c’era un gruppo di giocatori di grande esperienza, a cui erano stati aggiunti altri profili di livello per riconquistare il titolo vinto l’anno prima dai rivali dell'Everton. Nella stagione 87-88, il Liverpool aveva iniziato a vincere immediatamente; stabilì il record di 29 partite utili consecutive e concluse il campionato con appena 2 sconfitte in 40 gare e 9 punti di vantaggio sul Manchester Utd. Una vittoria a Wembley avrebbe significato il secondo Double in tre stagioni, mai verificatosi prima di allora.
I giocatori del Wimbledon, dall’altra parte, erano stati sempre sottovalutati e criticati per il loro gioco, nonostante avessero fatto vittime eccellenti sul loro cammino, conquistando la finale di Coppa e raggiungendo un sorprendente 7° posto alla loro seconda stagione nella massima serie. Il loro modo di giocare era stato etichettato dalla stampa “Route One”. La filosofia era semplice: invece di cercare di mettere insieme una lunga serie di passaggi per arrivare nell’area di rigore avversaria, ne bastava solo uno. L’altra caratteristica del gruppo allenato da Gould era la sua fisicità ed un forte spirito di squadra. E su questo contava Gould per giocarsi le sue chance contro il Liverpool, soprattutto in una gara secca.
Le immagini trasmesse dalla TV prima dell’entrata in campo delle squadre mostrarono tutta la grinta dei Dons che si caricavano a vicenda nel tunnel di Wembley. Sin dal fischio d'inizio risultò evidente che avrebbero fatto di tutto per rendere difficile la giornata al Liverpool.
Il primo, deciso intervento di Vinnie Jones ai danni di MacMahon mise subito in chiaro quale sarebbe stato il tono della sfida. Oggi, molto probabilmente sarebbe stato uno dei cartellini rossi più veloci di sempre. Ma quell’intervento era parte dei piani di gioco del Wimbledon, come spiegò tempo dopo Jones: un tackle pianificato settimane prima. Avevano studiato i movimenti di MacMahon e l’aspettavano.
Poco prima dell’intervallo, il Wimbledon riuscì a guadagnare una punizione nella metà campo del Liverpool. Il cross di Denis Wise fu girato di testa in rete da Lawrie Sanchez nell'angolo più lontano. Erano talmente i minoranza i tifosi del Wimbledon in confronto a quelli del Liverpool nella vastità di Wembley che la rete sembrò passare sotto silenzio. Il fatto di essere impopolari era ciò che dava forza ai Dons. Ora dovevano difendere il vantaggio e si prepararono all’assedio del Liverpool.
I Reds iniziarono a spingere più forte nel tentativo di pareggiare, ma senza riuscire a scardinare la difesa del Wimbledon, fino al 60’, quando John Aldridge venne atterrato in area da Clive Goodyear e l'arbitro Brian Hill indicò il dischetto del rigore. Sembrava che le cose stessero per tornare nella normalità.
Ma il portiere del Wimbledon Dave Beasant era di un’altra idea e così decise di iscrivere il suo nome nella storia della FA Cup. Respingendo il rigore calciato da Aldridge, era diventato il primo portiere a pararne uno nella storia delle finali della Coppa. “I miei compagni erano disperati per quella decisione dell'arbitro. Da capitano, nonostante fossi anche io furioso, cercai di calmarli. E forse fu proprio quella rabbia a darmi la forza”. Il difensore Andy Thorn non si sarebbe mai scusato per l'atteggiamento tenuto da lui e dai suoi compagni mentre Aldridge si apprestava a calciare il rigore: “Mentre si avvicinava al dischetto, tutti gli dicevamo: lo sbaglierai. E lui non ha segnato."
"Ricordo quei momenti sulla linea di porta prima del rigore". Racconta Beasant. "Aldridge fece quello che mi aspettavo. Mi tuffai alla mia sinistra e respinsi il pallone. Un secondo dopo pensai che per quel pomeriggio non avrebbero più segnato".
Il gioco riprese, ma si avvertiva la sensazione che l’epilogo sarebbe stato contro tutte le previsioni della vigilia. Quando arrivò il triplice fischio finale, Davide aveva ancora una volta sconfitto Golia.
Le immagini dei giocatori del Wimbledon che festeggiano insieme ai loro tifosi il primo e unico grande trofeo del club, sarebbero stati gli ultimi momenti insieme di quella pazza squadra. Molti di loro, fino ad allora criticati e derisi, era già divenuti l’obiettivo dei più grandi club inglesi. Il mondo del calcio che fino a quel momento aveva condannato l'aggressività e la semplicità del gioco del Wimbledon, alla prima occasione smontò quella squadra. D’altronde, quei giocatori erano i meno pagati della First Division ed il presidente Hammam sapeva di non poter competere con le grandi società. Gould dichiarò che subito dopo la vittoria, il presidente gli disse: "Questo è il momento migliore per vendere i giocatori. Vendili ora".
L'eroe di Wembley, Dave Beasant, un mese dopo fu venduto al Newcastle per 850.000 sterline, allora una cifra record per un portiere, insieme a Andy Thorne. Beasant sarebbe poi passato al Chelsea e sarebbe stato il terzo portiere della nazionale inglese ai Mondiali del 1990. Vinnie Jones si trasferì al Leeds, per poi riunirsi con Beasant a Stamford Bridge, prima di cercare fortuna a Hollywood. Al Chelsea finì Dennis Wise, che ne divenne poi anche il capitano, mentre Terry Phelan fu venduto al Manchester City e John Scales si trasferì a Liverpool.
John Fashanu, che con i suoi 126 gol è il miglior marcatore della storia del Wimbledon, sebbene non segnò in finale, fu l'unica stella di quella squadra che non si mosse e rimase fino al 1994. Nella stagione 1990-91 fu il capocannoniere della First Division con 20 reti.
Il Wimbledon non poté partecipare alla Coppa delle Coppe a causa dell'esclusione imposta ai club inglesi dopo i fatti dell'Heysel nel 1985. La stagione seguente, dopo aver perso la Charity Shield con il Liverpool per 2 a 1, si classificò al 12° posto.
Vincere la FA Cup fu la cosa più bella che accadde al Wimbledon, ma anche la peggiore. Dopo aver lasciato lo storico impianto di Plough Lane, il club, in attesa del nuovo stadio, trovò un accordo con il Crystal Palace per giocare a Selhurst Park. Nel 2000 il club retrocesse dalla Premier League e subito dopo entrò in amministrazione controllata prima di trasferirsi nel 2002 a Milton Keynes e chiamarsi con il nuovo nome di Milton Keynes Dons. Quella stessa estate, il gruppo contrario alla decisione del trasferimento, fondò lo AFC Wimbledon che riuscì ad entrare nella Football League nel 2011.
"Eravamo feccia, non eravamo niente", affermò una volta Vinnie Jones ricordando quel giorno del 1988. "E vincere per noi è stata la più grande rivincita nei confronti del mondo calcio". Nonostante il successivo declino delle fortune del club, nessuno potrà mai dimenticare quel gruppo di giovani pazzi ed arrabbiati che sfidando tutto e tutti, si è fatto beffa delle critiche, delle prese in giro e di chi non li prendeva sul serio, lasciando il segno nella storia della più antica e importante coppa del mondo nella maniera più straordinaria.