
La finale di FA Cup del 1957 e quella dell'anno dopo vengono ricordate per il loro contenuto drammatico e per il fatto che al tempo era era l'appuntamento più importante della stagione calcistica inglese.
Le due partite hanno diversi punti in comune, a partire dal sole e dall'insolito clima per la primavera londinese. Entrambe furono perse dal Manchester United e in entrambe le occasioni i centravanti segnarono due gol, quelli della vittoria dello loro rispettive squadre. E in tutte e due i portieri dello United ebbero dei problemi.
E' il 4 maggio del 1957. Il pomeriggio è insolitamente tiepido a Londra e il Wembley Stadium è esaurito. Per la finale di coppa, si affrontano il Manchester United e l'Aston Villa che pur non partendo con i favori del pronostico, schiera alcuni giocatori di grande qualità. Peter McParland era uno di quelli: combattivo, ma talentuoso e intelligente. McParland sapeva che Ray Wood, il portiere del Manchester United, non si tirava indietro nei contrasti fisici; anzi, a volte era proprio lui a cercare l'avversario.
Quel 4 maggio, dopo sei minuti McParland e Wood arrivano a contatto. Entrambi si preparano per andare incontro a un cross di Sewell: McParland per colpire di testa, Wood per anticipare l'attaccante, entrambi spalla contro spalla. Poi, all'ultimo momento, Wood si gira con il corpo in avanti e, mentre saltano, McParland con la testa lo colpisce in pieno volto.
McParland si riprende dopo essere stato soccorso dal preparatore, mentre l'infortunio di Wood si rivela più grave del previsto, tanto che il portiere deve essere portato fuori in barella. Rientrerà in campo soltanto verso la fine del primo tempo. Wood, come accadeva all'epoca quando non c'erano le sostituzioni, si posiziona sull'esterno destro con il solo compito di dare fastidio ai giocatori del Villa. Ma non dura tanto: si sente meglio e riprende il suo posto tra i pali.
La doppietta di McParland assicura la vittoria per 2 a 1 all'Aston Villa.
Il commentatore della BBC, Kenneth Wolstenholme, disse subito che lo scontro tra i due era stato uno sfortunato incidente, in cui Wood aveva riportato la frattura dello zigomo. E questa era anche l'opinione del pubblico. McParland subito dopo la partita si scusò con Wood che, ovviamente, non la prese bene. La stampa, invece, criticò aspramente il giocatore del Villa il quale, da parte sua, non ne restò turbato. Aveva vinto la Coppa e quello che era successo lo considerava una conseguenza del gioco.
La stagione seguente, però, prima di ogni partita, i portieri avversari lo ammonivano che non avrebbero fatto la fine di Wood in un caso simile, ma l'avrebbero buttato fuori dal campo con tutto il pallone.
Al tempo della finale del 1958 i destini di Wood e del Manchester United erano tragicamente cambiati. Wood era tornato in prima squadra alla fine della stagione 1957-58, ma aveva perso il suo posto di titolare per l'arrivo di Harry Gregg a dicembre del 1957.
Il 6 febbraio del 1958, Gregg e Wood erano sull'aereo che si schiantò sulla pista dell'aeroporto di Monaco in fase di decollo. I 44 passeggeri, tra giocatori, dirigenti, giornalisti e semplici ospiti, tornavano da una partita di Coppa dei Campioni giocata a Belgrado. 23 persone, di cui 8 giocatori dello United, morirono nell'impatto o riportarono ferite rivelatesi mortali. Gregg e Wood sopravvissero. Il primo riportò una frattura alla testa, Wood una serie di ferite alla testa, alle gambe e all'anca. Nonostante tutto, Gregg si rifiutò di abbandonare il luogo dell'incidente per aiutare nelle operazioni di soccorso, tanto che tra gli altri riuscì a tirare fuori dall'aereo in fiamme Bobby Charlton e Dennis Viollet.
Appena 13 giorni dopo, Gregg e Bill Foulkes, anche lui un sopravvissuto, erano di nuovo in campo per la prima partita del Manchester United dopo la tragedia di Monaco per il quinto turno di FA Cup contro lo Sheffield Wednesday. Una squadra composta da sopravvissuti, giovani della Central League e nuovi arrivati superò cinque partite, di cui due replay, per conquistare la finale, un'impresa che attirò la naturale partecipazione nazionale.
Sulla panchina dei Red Devils, Jimmy Murphy, che aveva sostituito Matt Busby rimasto ferito nell'incidente, aveva preso in mano la squadra, rimettendo insieme i pezzi, anche dal punto di vista psicologico. Dopo Monaco, a Old Trafford, non c'erano mai meno di 60mila spettatori. In quella prima partita di FA Cup dopo l'incidente, contro il Wednesday, lo stadio era pieno in ogni ordine di posti, e molte decine di migliaia di persone erano rimaste fuori i cancelli.
Comunque sia, il Manchester United riesce a compiere l'impresa di conquistare per il secondo anno consecutivo la finale. E quell'anno, qualunque squadra si fosse trovata davanti, quella del Manchester United sarebbe stata quella dei "good guys", e quella avversaria la squadra dei "bad guys".
A Wembley lo aspettava il Bolton, chiamata "la squadra delle 110 sterline", perchè i suoi giocatori guadagnavano 10 sterline a testa, e non vedevano l'ora di battere il Manchester United.
Grande protagonista della vittoria sarà il centravanti e bandiera del Bolton, Nat Lofthouse, autore di entrambi i gol della vittoria della sua squadra.
Come era accaduto l'anno prima con McParland, il secondo gol di Lofthouse fu oggetto di polemiche, perchè l'attaccante, colpendo di testa, era entrato in porta con tutto il pallone e il portiere. Il gol, secondo il modo di arbitrare dell'epoca, fu convalidato, ma le conseguenze si videro qualche minuto dopo. Gregg iniziò a sentirsi poco bene. Dopo Monaco aveva iniziato a soffrire di improvvisi e violenti mal di testa. Soltanto dopo la visita di un neurochirurgo e ci si accorse che nello schianto dell'aereo aveva riportato una frattura del cranio. Come cinque anni prima, il Bolton si ritrovava di nuovo solo contro tutta la nazione. Già, perchè nel 1953 il Bolton aveva affrontato, sempre in finale, il Blackpool di Sir Stanley Matthwes che a 38 anni doveva ancora vincere il suo primo titolo. Il Blackpool vinse 4 a 3, rimontando da 1 a 3, e tutta l'Inghilterra festeggiò per Sir Stanley. Tranne i tifosi del Bolton che, anche nel 1958, si ritrovarono soli a festeggiare la vittoria perchè, all'indomani di Monaco, tutta l'Inghilterra avrebbe voluto che vincesse lo United.
In quegli anni Wembley si rivelò un vero tabù per i portieri. Nel 1957 era toccato a Wood; nel 1957 a Gregg, ma nel 1956 era stato Bert Trautmann, il leggendario portiere del Manchester City, a uscire malconcio. In uscita bassa anticipò l'attaccante che però non riuscì a fermare la sua corsa e lo colpì violentemente. Dopo diversi minuti Trautmann riuscì a rimettersi in piedi e continuò a giocare, seppure sofferente sino alla fine, salvando tra l'altro anche il risultato per la sua squadra. Quando finì la partita, qualche tempo dopo si scoprì che il portiere aveva subito la lussazione di cinque vertebre, la seconda delle quali rotta. Tornò in campo solo sette mesi più tardi.