
Si dice che il tempo guarisca, ma non è così. O almeno non del tutto. Sicuramente aiuta a mettere le cose in una certa prospettiva, ma certe ferite rimangono aperte per sempre. Brian Clough, fino alla fine, non ha mai smesso di ripensare agli eventi del 1973. Il Derby County era pronto a conquistare l'Europa, Cloughie ne era convinto.
La Coppa dei Campioni, fino all'avvento della Champions Leauge, per Clough era una competizione vera, non con il format tipo campionato: "Giocavi contro i migliori, e sopravvivevi o venivi eliminato senza una seconda possibilità nella fase successiva. O affondavi o nuotavi, e noi al Derby non vedevamo l'ora di entrare in acqua. Volevo giocare contro le squadre più forti d'Europa".
Il tempo non ha fatto altro che convincerlo che avrebbe vinto la Coppa dei Campioni al primo tentativo, se non fosse stato per gli eventi accaduti a Torino nella gara di andata della semifinale contro la Juventus. Non si rammaricava tanto del fatto di aver perso 3 a 1, anche se, ovviamente, era già abbastanza grave. Ma, soprattutto per come quel risultato era maturato.
Con il suo modo di parlare diretto, senza troppo giri di parole, anni dopo Clough avrebbe dichiarato: "Credo che, in un modo o nell'altro, la partita fosse stata indirizzata. Nulla è stato provato dall'indagine ufficiale che si è svolta in seguito. Non è stato stabilito se l'arbitro tedesco fosse stato effettivamente corrotto. Non è mai stato stabilito, per quanto ne so, perché uno dei nostri avversari fosse entrato nello spogliatoio dell'arbitro prima della partita e durante l'intervallo".
Un'altra cosa che che Clough non digerì mai fu perché Roy McFarland e Archie Gemmill vennero ammoniti prima dell'intervallo. Secondo lui per falli visti soltanto dall'arbitro, ma che non erano affatto evidenti per nessuno del Derby. Ammonizioni pesanti, perchè erano entrambi diffidati e, quindi, sarebbero stati costretti a saltare la partita di ritorno contro i campioni d'Italia.
"Per quanto mi riguarda, quella storia puzzava. Eravamo stati eliminati, ma non in modo leale e netto da una squadra che meritava di perdere 3 a 1. Se così non fosse stato, solo in quel caso avrei potuto sopportarlo. La sconfitta non è mai facile da accettare, ma sono sempre stato in grado di accettarla, a patto che sia stata inflitta legittimamente".
Clough si lamentava, poi, per la facilità con la quale i giocatori juventini quella sera cadessero a terra a ogni minimo contatto o al minimo pretesto. Lo considerava scorretto.
"Chiudo gli occhi e penso a quella maledetta notte a Torino e quello che vedo sono gli avversari che si buttano a terra, ingannando ripetutamente l'arbitro. Forse si è tutto amplificato nella mia mente, ma il quadro generale non lo è. L'effetto è durato quanto le immagini della partita stessa".
Dopo qualche anno, Clough arrivò a pensare che lasciare il Derby nell'ottobre del 1973 fu probabilmente il più grande errore che avesse mai fatto. Nonostante il sostegno di tutti i tifosi. Era sicuro che avrebbe potuto restare a Derby ancora e continuare a vincere. Cosa che farà qualche anno dopo a Nottingham.