
Brian Clough è sempre troppo spesso sottovaluto come calciatore, perchè le sue impresa da allenatore sono state troppo eclatanti. Tutti lo ricordano come l'uomo che rese possibile il miracolo sportivo del Nottingham Forest, dopo il Derby County.
Clough prese il club in Division 2 e lo portò, nel giro di tre anni, sul tetto del mondo. Conquistata la promozione al primo tentativo, l'anno successivo vinceva il titolo e nelle due stagioni successive due Coppe dei Campioni. Un'impresa irripetibile, costruita con grande passione, competenza, genio calcistico, ma anche tanta sicurezza di se e arroganza,
Ma in pochi ricordano Brian Clough calciatore, probabilmente perchè fu costretto a ritirarsi a 29 anni, quando finalmente era arrivato sul palcoscenico della massima divisione inglese, dopo aver segnato valanghe di gol come in pochi avevano fatto sino ad allora, e in pochi faranno dopo di lui. Clough, infatti, era allo stesso livello degli attaccanti più forti d'Inghilterra, anche se firmò soltato un gol in First Division. Tra Middlesborough e Sunderland, segnò 241 gol in 274 presenze, una media gol superiore a quella di Jimmy Greaves che, a tuttoggi, detiene il record di gol segnati in Football League. Ma soprattutto perchè Clough lo fece in un arco di tempo molto più breve.
Aveva debuttato da professionista con il Middlesborough. Tre gol in tre presenze nella stagione 1955-56, seguiti da 40 in 44 presenze la stagione successiva, 42 su 42 quella dopo e 43 su 43 l'anno seguente. Quanto varrebbe oggi un attaccante come lui? Non importa che il Middlesborough fosse in Second Divisione: i gol sono i gol. E ha mantenuto la stessa media nelle due stagione successiva: 76 in 84 presenze. Una macchina da gol, ma con solo due presenze nella nazionale inglese.
Lasciò il Middlesborough nel 1961 e passò al Sunderland, fortemente voluto dall'allenatore Allan Brown. Uno dei più prolifici attaccanti inglesi si trasferiva per la cifra di appena 42.000 sterline.
Dopo 34 gol in 43 partite della prima stagione, ne segnò 24 su 24 in campionato e 4 in coppa.
Ma poi arrvò il Boxing Day del 1962, il giorno che cambiò la sua vita. Il Sunderland affrontava il Bury in casa in una giornata molto fredda e nevosa. Il campo di Roker Park era in parte ghiacciato. Oggi, in quelle condizioni climatiche, la partita non si sarebbe giocata.
Il portiere del Bury, Chris Barker, uscì in tuffo per anticipare Clough che era lanciato a rete. L'attaccante non riuscì a fermarsi in tempo e si scontrò con Barker.
La testa di Clough battè il terreno di gioco e tutto divenne nero. L'impatto gli aveva procurato la rottura del legamento crociato del ginocchio destro. Mentre qualche anno, come nel caso di Paul Gascoigne o Roy Keane, poterono recuperare da questo tipo d'infortunio, nel 1962 era quasi del tutto impossibile.
La carriera di Clough finì nel suo momento migliore. Ci saranno altre 3 presenze, le sue uniche tre in First Division, e 1 gol nella stagione 1964-65, nell'ultimo, disperato tentativo di prolungare la sua carriera. Purtroppo non c'era niente da fare: non sarebbe tornato più l'attaccante che era stato e la sua carriera fini lì.
Una mazzata tremenda per l'ambizioso Clough, che fino ad allora aveva vissuto solo per buttare in rete il pallone.
Nella sua autobiografia, Walking on Water, Clough scrive: "Non c'è niente di meglio che giocare a calcio. Lo avrete sentito dire tantissime volte. Ma è la pura e semplice verità. Non c'è niente come indossare un completo da gioco pulito e quegli scarpini immacolati; niente come l'odore dello spogliatoio e l'adulazione della folla, specie quando eri bravi come lo ero io a fare quelle cose che i tifosi vogliono vedere. Non c'è niente che possa equivalere alla gioia che si prova nel buttare il pallone in rete".
Clough era stato un centravanti con una delle medie realizzative più alte di tutta la storia del calcio inglese. Ma era stato ignorato e sottovalutato dalla sua nazionale: due sole maledette presenze in nazionale per un giocatore che sommava gol e presenze quasi con lo stesso ritmo. Winterbottom, il manager della nazionale, preferiva un giocatore come Derek Kevan, del WBA, che non aveva nemmeno un pizzico della sua classe.
E non importava che Clough avesse segnato tutti quei gol in Second Division. All'epoca, il tetto salariale imposto ai giocatori dai club, faceva sì che i club di Second e Third Division potesse ingaggiare i migliori calciatori, pagandoli come le squadre di First. Molti giocatori sceglievano di giocare nelle serie inferiori, potendo guadagnare la stessa cifra, e vivere o vicino casa o nel posto in cui avevano il loro secondo lavoro, che gli permetteva di arrotondare lo stipendio dei club. Tranne rare eccezioni, in quegli anni, sempre per via del tetto salariale, la stragande maggioranza dei calciatori guadagnava anche meno dei tifosi che andavano a vederli, ed era necessario per loro avere un altro lavoro.
Così, anche Clough si avvicinò alla carriera di allenatore perchè aveva bisogno di un lavoro, di denaro e di un futuro.
Racconta Clough: "Era il passato che mi dava la carica, anche se allora non ne ero consapevole. L'improvvisa e premature fine della mia carriera ebbe un importante effetto sul mio subconscio. Avrei fatto in modo che ogni mio calciatore avesse sfruttato al massimo le sue potenzialità e le sue abilità. La capacità di giocare a calcio, o avere un talento per un altro sport, è un dono che dev'essere amato e apprezzato da quelli che ce l'hanno. Tutti quelli che ne abusano al punto da ridurre quelle capacità e non rendere al loro meglio, sono colpevoli di uno spreco criminale".