Nobby Stiles, il cuore e l'anima di una squadra

Norbert Peter Stiles è stato sicuramente uno dei grandi protagonisti della vittoria della Coppa del Mondo del 1966. Non particolarmente alto, era infaticabile, un interditore feroce. Da bambino cadendo aveva perso tutti i denti davanti e così era costretto a portare la dentiera che, però, toglieva quando giocava. Per di più, era anche miope, e indossava le lenti a contatto.

Insomma, era piccolo, senza denti  - il suo sorriso sdentato quando lasciava la dentiera negli spogliatoi era il suo marchio di fabbrica -, non vedeva molto bene: come avrebbe potuto affermarsi o avere successo? Eppure Nobby, come lo chiamavano tutti, nonostante tutto questo, con il suo carattere e la sua forza di volontà si arrampicò sino in cima al mondo.
Quando, da giovane, arrivò al Manchester United dovette ricorrere a tutta una serie di sotterfugi per mettersi in mostra. Quando andava al club non indossava gli occhiali. Ma un giorno, durante una partita a carte, i compagni si resero conto che ci vedeva poco. E così si scoprì delle sue lenti a contatto.
Era stato scoperto da Matt Busby, il manager del Manchester United, che credeva così tanto in lui che lo fece esordire a 18 anni, nell'ottobre 1960. E divenne uno dei protagonisti assoluti della cavalcata che portò l'Inghilterra alla vittoria della Coppa Rimet, nonostante le critiche che gli piovevano addosso per il suo stile di gioco senza compromessi, sia da parte della stampa che della stessa FA che non gradiva i modi distruttivi del centrocampista stempiato. Dopo aver ricevuto un'ammonizione retroattiva dopo l'ultima partita del girone contro la Francia – per un duro intervento su Jacques Simon – la FA chiese a Ramsey di escludere Styles dai quarti di finale contro l'Argentina. Ramsey rifiutò, minacciando di dimettersi nel bel mezzo del mondiale se non avesse potuto scegliere chi voleva. La resistenza di Ramsey fu premiata. Stiles non solo contribuì a sconfiggere un'Argentina certamente non meno propensa al gioco duro, ma nella semifinale contro il Portogallo annullò Eusebio con una marcatura asfissiante. 
Prima della partita contro il Portogallo, Ramsey lo prese da parte e gli disse: "Norbert, voglio che tu faccia fuori Eusebio". E lui: "Intendi per la partita o per sempre?". Eusebio sopravvisse, non il Portogallo. 
Tenace, aggressivo, sporco: tutte queste sono le descrizioni che sono state date allo stile di Stiles. Ma liquidarlo come un semplice esecutore sarebbe un grave errore di valutazione. Ramsey disse che aveva avuto cinque giocatori di livello mondiale nel 1966, e Nobby era uno di loro. Un grande lettore di partite, come ha spesso affermato Bobby Charlton, che ha influenzato la squadra, sapeva bloccare gli avversari, recuperare il pallone e sapeva come e dove passare il pallone.
Vincere il mondiale fu la sua rivincita. E quella di Ramsey.
La dimostrazione di quanto Stiles fosse importante per Ramsey c'era stata un anno prima della vittoria di Wembley. Accadde che Styles, dopo aver giocato con il Manchester United a Strasburgo per il quarto di finale di andata di Coppe delle Fiere (vinto 5 a 0) il 12 maggio 1965, aveva raggiunto la nazionale inglese che avrebbe giocato il 15 a Göteborg contro la Svezia. Nella fretta di raggiungere, aveva perso il liquido per le lenti a contatto. Lo disse a Ramsey che abbandonò tutto quello che stava facendo e mise in atto un piano per farle arrivare in aereo.
Chiamò Denis Follows, allora Segretario della FA, e gli disse di informarsi sul prossimo volo in partenza da Londra per Göteborg e di assicurarsi che qualcuno fosse a Heathrow per recuperare il prezioso liquido. Mentre erano in volo, un dirigente della FA chiese a Ramsey informazioni su un ricevimento o qualcosa del genere. Fu ignorato. Ramsey disse che l'unica cosa importante per lui era procurarsi il liquido per le lenti a contatto. "Non può giocare con gli occhiali. Quindi ha bisogno di lenti a contatto, e per indossarle ha bisogno di questo liquido. Questo è importante, non i cocktail party".
Dopo la partita contro l'Argentina ai mondiali in cui Styles non aveva risparmiato le sue attenzioni agli avversari, nel 1968 si ritrovò a Buenos Aires per la finale di Coppa Intercontinentale contro l'Estudiantes. La stampa argentina rese pubblico il segreto di Stiles. La notizia fu riportata su tutti i giornali: se avesse perso le lenti durante la partita, non sarebbe stato in grado di vedere bene. Sin dal calcio d'inizio, quello fu il piano dei calciatori argentini. E ci riuscirono. Non passò molto tempo prima che Stiles si ritrovasse in ginocchio, a tastare il campo alla ricerca delle sue lenti cadute. La strategia del Manchester United fu, quindi, che Stiles continuasse a sfondare al centro dove certamente i difensori argentini non lo avrebbero trattato con i guanti di velluto. Cosa che certamente non avrebbe fatto nemmeno lui. 
Partendo in contropiede, gli venne fischiato fuorigioco. Incredulo, alzò il braccio per protestare, forse troppo vivacemente, forse disse anche qualcosa di troppo. Risultato, fu espulso. Mentre lasciava il campo camminando lungo il perimetro, fu bersagliato da ogni sorta di oggetti dal pubblico. Ma lui continuò a camminare con disinvoltura e niente riuscì a cancellare il sorriso dal suo volto. Il giorno dopo andò a fare shopping al centro di Buenos Aires. Non appena fu riconosciuto, una folla di gente lo avvicinò, ma solo per salutarlo e stringergli la mano.
Giocò con il Manchester United fino al 1971, collezionando oltre 400 presenze e 21 gol, vincendo 2 campionati; 1 FA Cup; 2 Charity Shield e 1 Coppa dei Campioni.
Di lui ha detto Denis Law, suo compagno di squadra al Manchester United ma spesso avversario in nazionale contro la sua Scozia: “Nobby era un top player e un top man. Era un uomo-spogliatoio. Tutti noi sapevano che Nobby sarebbe stato lì quando il gioco in campo si sarebbe fatto duro, ma non si dovrebbe sottovalutare quanto bravo fosse. Ho giocato contro di lui in allenamento e con la Scozia contro l'Inghilterra. Tutto quello che posso dire è che sono contento che sia stato mio compagno di squadra più spesso che mio avversario".
Si raccontava che Busby, prima della partita, gli impartisse una sola istruzione: "Norrie, fagli sapere che ci sei nei primi cinque minuti".
Ma Stiles fuori dal campo una persona amabile, che una volta disse di voler essere "ricordato come una persona felice", che è rimasta nel cuore e nei ricordi di milioni di tifosi di calcio inglesi.
Protagonista di tante battaglie in campo, Nobby è stato vinto da un male terribile, causato proprio per non essersi mai tirato indietro. Nel 2016 gli fu diagnosticata una demenza avanzata, tanto che non riuscì a partecipare alla cena di celebrazione per il 50° anniversario della vittoria dell'Inghilterra del 1966.
Stiles è morto il 30 ottobre 2020, a 78 anni, per demenza dovuta a encefalopatia traumatica cronica (CTE) dovuta alle lesioni cerebrali causate dai ripetuti colpi di testa dei palloni da calcio della sua epoca. La CTE è una malattia degenerativa progressiva che si riscontra solo in persone con una storia di traumi cerebrali ripetuti. Il dottor Willie Stewart, a capo dello studio FIELD che esamina il possibile legame tra demenza e la carriera nel calcio professionistico, nell'ottobre 2019 riuscì a scoprire che i calciatori hanno una probabilità tre volte e mezzo maggiore di morire di malattie neurodegenerative rispetto alla popolazione della stessa età: "Lesioni cerebrali e traumi cranici sono gli unici fattori di rischio riconosciuti. Non riscontriamo la CTE in pazienti con demenza, a meno che non vi sia una storia di lesioni cerebrali o traumi cranici. Per questo la riscontriamo in persone che giocano a calcio, a rugby o praticano la boxe. Il tema comune è l'impatto alla testa".
Nobby è stato uno dei cinque giocatori inglesi della finale della Coppa Rimet del 1966 che ha sofferto di demenza, più o meno grave, e che li ha portati alla morte: Bobby e Jack Charlton, Ray Wilson e Martin Peters. Il cervello di Stiles è stato donato allo studio FIELD del Dr. Stewart.