Gordon Banks era nato a Sheffield nel 1937 e giocò la sua prima partita in Football League con il Chesterfield
Le radici del calcio ad Accrington, una cittadina del Lancashire nel nord-ovest dell’Inghilterra, risalgono al 1876, quando venne fondato l'Accrington FC. Giocò la sua prima partita ufficiale due anni dopo contro i Church Rovers in quello che ora è il parcheggio del campo di Thorneyholme Road dell'Accrington Cricket Club.

I giocatori entrano nel cuore dei propri tifosi e nella storia dei rispettivi club non soltanto per le vittorie o i gol decisivi. Proprio perché il calcio è passione, questa magia si realizza per l’attaccamento alla maglia che alcuni dimostrano in situazioni particolari, per lo spirito di sacrificio, magari anche nelle sconfitte più brucianti, che vivono come i loro stessi tifosi.

Il 30 aprile 2005 i tifosi del Coventry City davano l’addio a Highfield Road, che era stato la casa del club per 106 anni, sin dall’anno della fondazione del club nel 1899. Un addio indimenticabile, celebrato con una vittoria per 6-2 contro il Derby County grazie alla quale gli Sky Blues ottenevano la permanenza in Championship.


Nato a Leicester e cresciuto nelle giovanili del City, Peter Shilton era stato scoperto giovanissimo dal leggendario Gordon Banks a cui, quattro anni dopo, soffierà il posto costringendolo a lasciare le Foxes.

Wembley, 25 novembre 1953, di fronte a 105.000 spettatori si affrontano per la prima volta gli inventori del calcio e la squadra che, in quegli anni, il calcio l'ha trasformato.

Nella storia del calcio il suo nome rimarrà legato a quella che è stata unanimemente riconosciuta come la parata del XX secolo. Il 7 giugno 1970, nella Coppa del Mondo messicana, Gordon Banks neutralizza un colpo di testa di Pelè che già stava esultando per il gol. Una parata che è una perfetta combinazione di tecnica, agilità e colpo d’occhio. Un’istantanea che ritrae l’immagine di un campione e che, per una volta, non è quella di un gol.
Eppure, Banks era finito tra i pali quasi per caso. Sicuramente mai immaginando che sarebbe entrato nella leggenda dello sport.

La stagione trionfale dell’Everton, quella del 1984-1985, era iniziata il 19 maggio 1984, la fine di quella precedente, con la conquista della FA Cup. A Wembley, grazie alle reti di Graeme Sharp e Andy Gray, aveva battuto il Watford, iscrivendo per la quarta volta il suo nome nell’albo d’oro della coppa. Nemmeno tre mesi dopo, conquistava anche la sua quinta Charity Shield; una vittoria dal sapore particolare perché arrivata ai danni del Liverpool, e per di più su un’autorete del portiere Grobbelar. Non sarebbe stato che il preludio di un finale ancor più esaltante.

Nato a Edimburgo nel 1934 e tifoso degli Hearts of Midlothian, David Craig Mackay firmò il suo primo contratto da professionista nel 1952 proprio con la sua squadra del cuore, esordendo in prima squadra nel novembre 1953. Non tardò a diventare l’anima degli Hearts. Era un giocatore completo, dotato di buona tecnica, ma anche forte fisicamente e determinato nei contrasti. Nonostante questo, in campo riuscì sempre a tenere a freno il suo carattere esuberante tanto che nella sua lunga carriera non venne mai espulso.

Derek Dougan è stato uno dei giocatori più controversi e di culto della storia del calcio inglese. E’ stato il soggetto dei primi murales che ne riconoscevano il suo status di eroe ribelle e popolare. Perché oltre a segnare gol ed infiammare i suoi tifosi, grazie al suo carattere non s’è fatto mancare una vita sentimentale piuttosto agitata, una serie di incidenti, gesti clamorosi, risse ed idee geniali. Anche dopo aver appeso gli scarpini al chiodo, Dougan non riuscì a rimanere nell’ombra e continuò ad essere pioniere di iniziative in favore dei giovani e degli ex-calciatori. La somma di tutto questo era The Doog.